Resistere alla città morta

E’ solo uno spezzone di video che circola sulle pagine social.
L’ennesima manifestazione “propal” convocata dal mondo della sinistra sfila tra le strade di Milano.
Il solito show composto da bandiere dei Cobas e onnipresenti bandiere palestinesi.
Il gruppo dei manifestanti si accalca sotto ad un balcone agitandosi, strillando insulti e gesticolando febbrilmente.
In alto, su quel balcone, una attempata signora sventola decisa il suo tricolore, accanto a lei il marito guarda soddisfatto, condividendone senza remore il gesto.
Noi non conosciamo le intenzioni della signora.
Non sappiamo se il suo scopo fosse provocare i manifestanti oppure, magari, appoggiarne le richieste sventolando l’unica bandiera presente in quel momento in casa.
Quello che però risulta chiaro è come quel tricolore che si erge dal balcone sia ancora in grado di provocare forti reazioni.
Come possa imporre solennità e fierezza al gesto di chi lo impugna e sconcerto nella platea che lo osserva.
Dopo secoli di storia la nostra Bandiera ha ancora una forza intrinseca, uno slancio vitale indiscutibile.
Gli anni non sono riusciti a scalfirne il significato profondo, né la sacralità che non necessita di alcuna spiegazione esplicita.
E’ immagine immediata, visione, storia e direzione.
E’ un simbolo che incarna un mito, che esprime una Storia comune e un’unità d’intenti necessaria perché ne scaturisca un destino comune.

E’ il simbolo che vogliamo veder tornare nelle piazze e nelle strade d’Italia.
Nelle mani di un popolo che deve scegliere, oggi, se reclamare e riconquistare il suo futuro o assistere lentamente alla dissoluzione della propria nazione.
E’ il vessillo stretto nel pugno dei tanti giovani del passato che non hanno accettato di arrendersi e che oggi passa nelle mani di una nuova gioventù che dovrà dimostrarsi degna di sollevarlo in alto, ancora una volta.

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