Remigrazione a Napoli: se non ora, quando?

A Napoli oggi si è smesso di girare intorno al totem. Altro che “accoglienza”, altro che “modelli d’integrazione”. Al tavolo, organizzato dal Comitato Remigrazione e Riconquista, si è parlato di immigrazione e delle soluzioni per il domani dell’Italia e dell’Europa. Remigrazione, quindi, una parola che per gli antifascisti suona come una bestemmia in chiesa, ma che, per chi ha ancora il senso della realtà,è l’unica via d’uscita per non finire sommersi.

A fare gli onori di casa Emmanuela Florino, portavoce partenopea del comitato: “Questa città, che è carne e sangue della civiltà mediterranea, non può e non deve diventare il terminal di uno sradicamento programmato”.

Poi è stato il turno di Francesca Totolo. E qui i numeri si sono fatti lame. Dati alla mano, la Totolo ha smontato pezzo per pezzo il business del buonismo, svelando cosa si nasconde dietro i flussi che qualcuno vorrebbe farci digerire come ineluttabili. “La verità è che non c’è nulla di fatale: c’è una volontà politica e c’è, di contro, la nostra volontà di dire basta”, asserisce la giornalista.

“Non si tratta di gestire l’ordinario – ha poi affermato il presidente del Comitato Remigrazione e Riconquista, Luca Marsella – si tratta di invertire la rotta. La remigrazione non è una proposta, è un destino per chi vuole restare padrone in casa propria senza chiedere scusa a nessuno”.

E la politica? Quella che di solito scappa, stavolta era presente e agguerrita. Il senatore leghista Gianluca Cantalamessa ha messo i puntini sulle “i” legislative: “Basta con la farsa dei permessi facili e delle espulsioni che restano nel cassetto”. Gli ha fatto eco il consigliere regionale Gennaro Sangiuliano, che ha sbattuto in faccia alla platea la realtà delle periferie campane, dove il “sogno multiculturale può diventare la stessa realtà delle banlieue che ha visto la Francia. È solo questione di tempo”.

Hanno provato a convincerci che la sostituzione etnica fosse un destino, ma oggi abbiamo risposto che il ritorno a casa è un diritto. Per loro, e soprattutto per noi.

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