Non avrai nulla e sarai felice: la più pericolosa utopia del nostro tempo

A prima vista suona come una liberazione.
Niente mutuo, niente lavori, niente rogne da possesso.
Solo la leggerezza di usufruire di qualcosa senza realmente doversene preoccupare.

In realtà è la formula più perfetta e subliminale di sottomissione mai inventata.
Il concetto, reso famoso da un video del World Economic Forum del 2016 – “You’ll own nothing and you’ll be happy” – non è solo una provocazione, è il preludio e l’auspicio ad un modello economico e antropologico preciso.
E da quale area politica poteva venire l’ideatore di una così colossale aberrazione socio-politica?
Esatto.
Dalla sinistra radicale.
Precisamente da quella cloaca informe chiamata “sinistra nord europea”, in questo caso danese, ed in particolare, dalla mente e dall’anima di Ida Auken, che è pure teologa e che della Danimarca è stata anche ministro, pensate un po’.

Quali sono quindi i rischi?

  1. Senza proprietà non c’è libertà. 
    La proprietà, anche piccola – la casa, l’auto, un pezzo di terra, gli attrezzi di lavoro – è l’unica vera barriera tra l’individuo e il potere. Quando possiedi qualcosa, puoi dire di no. Puoi rifiutare un lavoro iniquo, un ricatto, un’imposizione statale o aziendale. Puoi rifiutare delle condizioni che non ti soddisfano, puoi usufruire in eterno (o finché non si rovina del tutto) di un bene che magari con fatica ti sei accaparrato, senza il timore che qualcuno possa portartelo via per decorrenza del noleggio o perché hai violato qualche clausola di quei noiosissimi contratti di licenza che nessuno veramente legge.
    Se non possiedi nulla e tutto è in abbonamento, in affitto, in condivisione controllata da una piattaforma, non sei più un cittadino. Sei un utente. E l’utente può essere disattivato.
    Con un click potrebbero essere congelati – ad esempio – i conti correnti degli oppositori politici o potrebbero essere estromessi dalla fruizione di determinati servizi di base, come la sanità.
    È la trasformazione dei diritti in permessi temporanei.
  2. Dal capitalismo di proprietari al feudalismo di affittuari. 
    Ci stanno convincendo che il “possesso” è obsoleto, che affittare è più smart, più ecologico, più flessibile.
    E quindi la proprietà delle cose che noleggi, di chi è?
    La casa che affitto deve essere di qualcuno, l’auto che hai noleggiato pure, i server su cui vive il tuo alias virtuale anche.
    Tutto questo di chi è?
    Questo ecosistema ibrido tra il capitalismo più vorace ed il maniacale controllo del comunismo è l’ambiente in cui proliferano i grandi trust, immobiliari, bancari od informatici che siano.
    Sono loro i padroni di tutto.
    Quindi si, è chiaro: la proprietà non viene eliminata, ma rilocalizzata in mano a pesci così grossi che sfuggono al controllo degli stati e che, col tempo, non avrebbero alcun problema a riorganizzarsi in grosse organizzazioni amministrative private.
    Un feudalesimo in versione digitale: poche entità che possiedono tutto ed una massa di servi che usano tutto, pagando un canone perpetuo.
    RINGRAZIANDO.
  3. La felicità imposta. 
    La parte – però – più inquietante è la seconda: “e sarai felice”.
    Non solo ti dicono che non avrai nulla, ti dicono anche come dovrai sentirti al riguardo.
    Perchè ti stanno convincendo che levandoti tutto, ti leveranno le preoccupazioni: non avrai l’ansia del mutuo, giusto quella dell’affitto.
    È letteralmente ingegneria sociale: se non sei felice con nulla, è colpa tua, sei inadatto, sei nostalgico, sei un problema da rieducare.
    Potresti essere addirittura uno di quelli che legge i libri invece di bruciarli.
    Non avendo nulla, non avendo costruito nulla, non avendo nulla da tramandare ai posteri, sarai senza passato e senza futuro, non avrai niente da perdere e niente da trasmettere: letteralmente un ingranaggio installabile ed intercambiabile. O un elettore grillino.
  4. Non avrai nulla, non difenderai nulla
    Una terra, un popolo, una comunità.
    Senza proprietà non c’è legame, se non un generico essere “figli del mondo” e non c’è motivazione per difendere un qualcosa a cui ci si sente legati da un semplice vincolo transitorio, una sorta di diritto di passaggio all’interno di un qualcosa di qualcun altro, che sta bene perché è l’ennesima cosa che non curiamo noi.
    Il pericolo non è quindi solo economico. È esistenziale.
    Ci stanno chiedendo di scambiare la libertà con la comodità.
    Ci vogliono far fare la fine dei canarini in gabbia che si vantano della loro prigionia perché non devono sbattersi per vivere, sostanzialmente.
    Non più vita ma sopravvivenza.

Come uno schiavo, appunto.

E mentre i tuoi padroni avranno il possesso delle case, delle auto, dei tuoi dati e della tua vita, la tua unica forma di libertà sarà quella password per usarla.

Finchè non te la revocheranno, chiaramente, ed assieme a lei tutta la tua vita.

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