La cosa più fastidiosa in assoluto che l’infezione grillina ha trasmesso alla società italiana, e purtroppo anche alla “destra” un tempo estranea all’invidia sociale, è il pulciaresimo ossessivo per i soldi, del tutto misurabile con il “quanto ci costa” o del fatto che, se qualcuno fa qualcosa che noi non abbiamo il coraggio di fare, lo fa assolutamente perché ci guadagna.
Una retorica insopportabile per chi ha scelto una vita verticale, come se una cosa fosse giusta solo se calcolabile con il pallottoliere, dopo un attento calcolo costi/benefici, con la lingua di fuori e la calcolatrice che caccia lo scontrino in puro stile ragionier Fantozzi nei film di Paolo Villaggio degli anni 80.
Eccovela la ragione di quei commenti, squallidi e vergognosi, in cui l’Italiano medio vomita tutta la sua mediocrità sotto gli articoli che parlano della morte di Alex Pineschi.
No, Alex non combatteva per soldi, non ne aveva bisogno.
Alex non era uno dei morti di fame che la Russia va raccattano tra i disperati di ogni angolo del globo per un piatto di riso e un calcio nel culo.
La sua Academy organizza corsi da 300 euro al giorno, per gruppi fino a 10 persone e sono 3mila euro al giorno, comodamente a 2 passi da casa.
Senza considerare lo shop, i libri, le sponsorizzate sui social: da un indagine fatta, la media di monetizzazione su un profilo da 68mila followers (tanti ne aveva Alex) è tra i 1.500 ai 3.000 euro per post, comodamente dal cesso di casa, non sotto le bombe dei droni che quando le senti arrivare è troppo tardi.
Alex non aveva bisogno di soldi, probabilmente non aveva bisogno di “lavorare” nel senso che gli diamo di noi comunemente.
Una persona che non ha questi bisogni non slva a farsi uccidere per uno stipendio da impiegato delle poste.
C’è qualcos’altro che ti spinge a mettere la possibilità di perdere tutto, tempo, affetti, soldi e la tua stessa Vita, qualcosa di più alto, che non si può comprare.
Qualcosa di così alto che chi è abituato a guardare sui fogli per fare i calcoli non è capace più di vedere.
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