L’Italia odierna è quel paese dove le stragi comuniste diventano genericamente “tragedie del terrorismo” mentre le altre, quelle attribuite ai fascisti si trasnformano in teoremi senza prove che sopravvivono a decenni di processi, insabbiamenti e bugie.
La Sezione Berta però non dimentica.
40 anni fa oggi, una delle miriadi di schegge della galassia terroristica rossa assaltava un convoglio dell’Esercito Italiano, con l’obiettivo di rubare armi e munizioni per il prosieguo della lotta armata.
La scellerata azione provocò la morte di un caporale dell’Esercito e di due agenti di Polizia.
Qui il resoconto di quel 26 agosto 1982…
La strage fu pianificata da un reparto del cosiddetto Partito della Guerriglia (PPG), che si era formato dall’unione fra la colonna napoletana delle Brigate Rosse, guidata dal comunista Giovanni Senzani, e il “fronte delle carceri” costituito da dissidenti brigatisti staccatisi nel 1981 dalle Brigate Rosse.
Lo scopo dei brigatisti era di impossessarsi delle armi dei militari.
Nel primo pomeriggio del 26 agosto, nei pressi di lungomare Marconi a Salerno, i terroristi rossi attaccarono un convoglio dell’esercito, costituito da un furgone e un’autovettura, in trasferimento dalla caserma “Generale Antonino Cascino” alla vicina caserma “Angelucci”, nella quale avrebbe dovuto svolgere l’usuale servizio di guardia.
Durante l’azione fu immediatamente colpito il caporale ventunenne Antonio Palumbo che sarebbe morto in ospedale a Napoli il 23 settembre successivo.
Uditi gli spari, sul luogo accorse una pattuglia della squadra volanti della Questura di Salerno, che si trovava fortuitamente in un bar nei pressi del luogo dell’assalto. I poliziotti iniziarono un violento conflitto a fuoco con i terroristi, durante il quale perse la vita l’agente Antonio Bandiera, di 24 anni; l’agente scelto Mario De Marco, di 30 anni, sarebbe morto quattro giorni dopo per le gravi ferite riportate. Nel corso dell’azione rimasero feriti altri due militari, un poliziotto, due civili e una terrorista. I brigatisti comunque riuscirono a impadronirsi di 4 fucili “FAL” Beretta BM 59 e 2 Garand in dotazione ai militari dell’esercito.
Il 24 maggio 1983 Antonio Palumbo fu insignito della Medaglia d’Argento al Valore alla Memoria.
Il 15 dicembre 1988 la Medaglia d’Argento al Valor Civile alla Memoria fu conferita agli agenti Antonio Bandiera e Mario De Marco.
Negli anni successivi alla strage, il luogo dell’eccidio fu intitolato “Piazza Vittime del Terrorismo” e vi fu eretto un monumento a ricordo delle vittime, senza specificare la posizione politca degli assalitori.
Alla memoria del caporale Antonio Palumbo sono state intitolate la palestra del 19º Reggimento Cavalleggeri “Guide” (che ha sede nell’ex caserma “generale Antonino Cascino”) e l’Associazione Commilitoni 89º Battaglione Fanteria Salerno. All’agente Mario De Marco è stata intitolata una Piazza a Roccadaspide, suo comune di origine e il commissariato di polizia di Battipaglia; all’agente Antonio Bandiera sono intitolati il piazzale antistante il commissariato di polizia di Cosenza, e quello di Paola di fronte alla Stazione Ferroviaria.

