Mentre a Roma si consuma il rito delle dimissioni di Delmastro, a Napoli assistiamo al solito spettacolo di “guanti bianchi” e conti correnti gonfi. Ma stavolta c’è un’aggravante: il silenzio assordante di una destra che dovrebbe fare le barricate e invece sembra essersi addormentata sulla poltrona.
Parliamoci chiaro, con la schiettezza di chi non deve chiedere il permesso nei salotti buoni: la vicenda dell’assessore Edoardo Cosenza e del sindaco-rettore Gaetano Manfredi non è solo una questione di carte bollate. È lo schiaffo finale a una città che fatica, mentre i “baroni” si spartiscono la torta.
Cosenza, l’uomo forte di Manfredi, avrebbe incassato dalla Federico II la bellezza di 1.300.000 euro. Avete letto bene. In una città dove i giovani emigrano perché il lavoro è un miraggio o un’elemosina da 600 euro al mese, nell’ateneo diretto (all’epoca) dal futuro sindaco si staccavano assegni da capogiro.
E Manfredi che fa? Patteggia. In gergo politico vuol dire: “Paghiamo e non ne parliamo più, così salviamo la faccia”. Ma la dignità non si patteggia. Se sei il primo cittadino, non puoi cavartela con lo sconto su una gestione che puzza di privilegio lontano un miglio.
Ma la vera rabbia non viene da sinistra — da loro ce lo aspettiamo il “cerchiobottismo” accademico — viene da questa destra. Quella che si riempie la bocca di “merito”, “giustizia” e “riscatto sociale”.
Ma che ci state a fare? Perché non si sente un grido nelle piazze?
Perché non si portano i cittadini sotto il Comune a chiedere conto di questo milione e trecentomila volte “grazie”?
Non vorremmo che, a furia di frequentare i palazzi, anche i nostri si fossero abituati all’odore del potere. La destra sociale non è quella che tace per quieto vivere; è quella che ribalta il tavolo quando vede che i soliti noti mangiano a quattro palmenti mentre il popolo sta a guardare.
Napoli non è un feudo universitario,
non può essere il bancomat dei baroni. Questa città ha bisogno di assessori che pensano ai trasporti che non funzionano e alle periferie abbandonate, non di consulenti d’oro che collezionano gettoni di presenza mentre la gente affoga nelle tasse.
“‘O pesce puzza d”a capa, si dice a Napoli. E se la testa è un sistema accademico che si fa amministrazione per proteggere i propri interessi, allora la politica ha fallito.”
Se la destra decide di fare l’opposizione “di velluto” a Manfredi per non disturbare il manovratore, allora ha perso la sua anima. Non vogliamo una destra che “tace e acconsente”, vogliamo una destra che faccia tremare i palazzi quando l’etica viene calpestata.
Manfredi patteggia, Cosenza incassa e il popolo? Il popolo aspetta ancora di sapere se in questa città esiste ancora qualcuno che ha il coraggio di dire la verità senza guardare in faccia a nessuno.

