A Napoli abbiamo inventato una nuova forma di welfare, solo che funziona al contrario: si chiama “Socialismo per i privati, austerità per i Napoletani”.
La recente sentenza della Corte dei Conti sulla gestione della Polizia Municipale durante i grandi eventi non è solo una sberla contabile, è l’ennesima conferma che a Palazzo San Giacomo, per anni, le regole sono state trattate come suggerimenti facoltativi, almeno quando c’era da fare un favore a qualche organizzatore di eventi.
Già, perché se la festa è di Pochi, il conto diventa di tutti.
Il quadro dipinto dai magistrati contabili è desolante. Dal 2017 esiste una legge dello Stato (il decreto Minniti) che parla chiaro: se organizzi un evento privato che richiede un dispiegamento straordinario di vigili urbani, paghi tu. Semplice, lineare, civile.
Eppure, a Napoli, per anni l’amministrazione comunale ha preferito il metodo del “paga Pantalone”. Circa 900mila euro di straordinari, turni e servizi della Municipale sono stati regalati a società private, invece di essere investiti in buche stradali, parchi, trasporti, asili. Mentre il cittadino medio combatte con le multe e i servizi a singhiozzo, il Comune faceva da generoso sponsor a eventi che avrebbero dovuto autofinanziarsi.
Se quanto accaduto è scandaloso di per sé l, esiste uno scandalo ancora peggiore: i saldi di fine pena.
La vera beffa, infatti, arriva con la quantificazione del risarcimento. Qui entriamo nel regno del surrealismo giudiziario-amministrativo per Alessandra Clemente e Antonio De Iesu.
L’ex assessora dei centri sociali, che secondo i calcoli iniziali avrebbe dovuto rispondere di un danno di ben 570mila euro, se la cava con appena 160mila. Uno sconto del 70% che farebbe invidia al miglior Black Friday di Amazon.
Per l’attuale assessore (ed ex questore) De Iesu, il “taglio” è ancora più drastico: dai 160mila euro contestati si scende a soli 20mila. Praticamente il costo di un’utilitaria per aver gestito con allegria le casse di una metropoli in pre-dissesto.
Il paradosso: Se un cittadino napoletano dimentica di pagare l’IMU o una multa, la fu Equitalia non gli applica lo “sconto simpatia” o la riduzione per “buona fede”, ma lo insegue fino all’ultimo centesimo, con interessi e sanzioni. Per la politica, invece, vale la formula della responsabilità light.
La colpa può sempre essere data al Regolamento che non c’era.
La difesa degli imputati ha spesso giocato sulla mancanza di un regolamento comunale specifico (arrivato solo nel 2023). Peccato che la legge fosse nazionale e in vigore fin dal 2017! Aspettare sei anni per mettere nero su bianco una norma ovvia non è una giustificazione: è la prova di un’inerzia amministrativa che ha drenato risorse pubbliche per quasi un decennio.
È il solito “chi ha avuto ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato…”
Oggi Palazzo San Giacomo si vanta di aver finalmente regolarizzato la questione. Grazie! Meglio tardi che mai. Ma resta l’amaro in bocca per una gestione della cosa pubblica che sembrava più attenta a non disturbare i grandi privati che a tutelare le tasche dei residenti.
Napoli resta una città dove la sicurezza è un lusso per il cittadino comune, ma è stata un servizio gratuito e a domicilio per chiunque avesse un evento da promuovere e gli agganci giusti in Comune. E i 700mila euro di differenza tra il danno reale e quello risarcito? Tranquilli, quelli restano nel gran calderone dei debiti comunali. Indovinate chi li pagherà?

