Leoncavallo, CasaPound: paragone con noi è solo strumentalizzazione

Leoncavallo, CasaPound: paragone con noi è solo strumentalizzazione

Il Leoncavallo era ospitato in un edificio di proprietà privata. CasaPound, al contrario, da oltre vent’anni ha sede in un immobile del demanio dello Stato sottratto al degrado e alla speculazione, nel cuore di Roma, in un quartiere multietnico dove la nostra presenza non ha mai creato alcun problema di ordine pubblico.

Anzi: in questi anni, CasaPound ha organizzato centinaia di eventi culturali, conferenze, presentazioni e dibattiti, ospitando anche figure e intellettuali lontanissimi dalle nostre posizioni, a dimostrazione che la nostra sede è stata ed è un punto di confronto e di apertura culturale, non di chiusura.

A differenza di centinaia di occupazioni rosse e di immigrati presenti a Roma e in tutta Italia, CasaPound è l’unico spazio dove sventola il tricolore, una sproporzione immensa. E mentre la sinistra si esercita in polemiche pretestuose, dimentica che in via Napoleone III venti famiglie italiane in emergenza abitativa hanno trovato una casa, un sostegno e una comunità.

Al contrario, le cronache giudiziarie più recenti hanno mostrato il vero volto di un sistema che ruota attorno ai centri sociali: un business milionario che coinvolge direttamente anche pezzi delle istituzioni. A Roma, ad esempio, alcune occupazioni sono state di fatto acquistate con fondi pubblici, perfino con i soldi del PNRR, e poi assegnate direttamente agli occupanti a spese dei contribuenti: il caso del Porto Fluviale, costato milioni di euro, è solo l’ultimo esempio.

Per questo riteniamo che il paragone tra CasaPound e il Leoncavallo non solo sia infondato, ma rappresenti l’ennesimo tentativo maldestro della sinistra di spostare l’attenzione dai propri scandali e dalle proprie responsabilità.

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