Intervista ai Rawness Obsolete, il nome caldo Del BM tricolore

Oggi abbiamo l’onore di intervistare i fiorentini Rawness Obsolete, nome “caldo” della
scena black metal tricolore, nati per volontà di Lorenzo Bini (Hellbanno) e Gaddo
Checcacci (Malabranche) nel 2015 dalle ceneri dei Pœna, con all’attivo quattro LP e
quattri EP, tra cui vale la pena menzionare gli ultimi due, ovvero “Il Cantico della Morte”
(2019) ed il più recente “Invectiva In Omnia” (2023) che ha permesso loro di suonare con
band come Profanatica, Absu ed Impaled Nazarene, tra gli altri.

Salve ragazzi e grazie per aver accettato di concederci quest’intervista. Vi seguiamo
da un po’ di anni ed è un onore per noi avere quest’opportunità.
Partiamo dalle origini, siete nati dalle ceneri del vostro precedente gruppo Pœna, di
cui non esiste materiale registrato, cosa vi siete portati con voi di quel passato?
Questo progetto ha avuto qualche importanza per la nascita del battaglione
Rawness Obsolete?
Un piacere per Noi rispondere a queste domande. Per quanto riguarda il “vecchio
decorso” dei Pœna, le uniche cose confluite nei Rawness Obsolete sono i due fondatori
del gruppo – il Sottoscritto, alla voce e Malebranche al basso – e la consapevolezza che i
restanti due membri epurati dal progetto precedente fossero esattamente il tipo di persone
con le quali NON intraprendere una missione come questa. Oggi come non mai – con
l’identità dei Rawness Obsolete ben consolidata lungo tutto il passato decennio – ci
rendiamo conto dell’importanza di fare quadrato con menti e spiriti affini, cosa che ha di
fatto dato il via al gruppo come lo conosciamo adesso.

“Il Cantico della Morte” è il vostro disco che ha fatto più rumore: cosa è cambiato
rispetto alla produzione e composizione in questo disco rispetto a lavori precedenti
come “Nobilioribus Subterraneus” e “Hic Sepultus Est”?
Al tempo della sua composizione – si parla di una gestazione di circa un anno, fra fine
2018 e il primo 2019 – “Il Cantico…” è stato uno dei dischi più problematici sul piano
produttivo. Sapevamo di star scrivendo quello che poteva considerarsi un netto passo in
avanti rispetto ai precedenti due dischi, tuttavia alcuni equilibri nel gruppo stavano
andando a sgretolarsi – motivo che poi ha portato nel 2022/23 all’allontanamento del
Nostro batterista. La genesi di quel disco, tanto travagliata quanto inusuale, l’ha reso
secondo il mio modesto parere una sorta di punto di rottura con la Nostra composizione
precedente, ed il trampolino di lancio per quello che sarebbe stato successivamente
“Invectiva in Omnia”. Siamo tuttavia positivamente sorpresi nel vedere che il disco stia
subendo una seconda giovinezza a più di cinque anni dalla sua uscita

Quanto la cultura fiorentina influisce nei vostri lavori?
Secondo me non si può parlare neanche propriamente di cultura. La celebrazione delle
proprie tradizioni, delle proprie radici e del proprio Sangue è una caratteristica che tutti
dovrebbero ricercare nella propria Arte. Siamo, inequivocabilmente, figli di un certo
contesto e di certi spiriti che si tramandano da tempi remoti: la Nostra musica va
semplicemente a riesumare quelle che sono le storie più significative, sia come mera
celebrazione che come contrapposizione al declino e all’anemia contemporanea, che ha
spesso sacrificato questi miti sul proprio altare in favore del più bieco conformismo.
“Il Rombo del Cannone” tratto dal disco “Invectiva in Omnia” fa riferimento
all’immaginario della Grande Guerra ed agli Arditi, con una strofa di presa
direttamente dal loro canto, nonché anche un estratto di un intervista del caporaleo
Gino Minucci.


In che modo l’eroismo evocato da queste figure ispira la vostra musica? In un
mondo dove c’è sempre di più una propaganda neutralista e anti-eroica, pensate
che l’esempio di questi eroi possa fare la differenza?
Parallelamente a quanto detto nella risposta precedente, certe suggestioni e certe radici
dovrebbero essere comuni a tutti, e da tutti celebrate. Le gesta di uomini comuni, uniti nel
dovere incrollabile verso un’idea, sono quello che ci ha reso ciò che siamo. Altrettanto
ovvio è il rifiuto di certe posizioni correlato ai tempi correnti, dove si vede di cattivo occhio
l’affermazione di concetti che non siano votati all’avanzamento scellerato e alla
omogeneità del pensiero. Ecco perché ritengo fondamentale che ancora ci si possa e
DEBBA ispirare a certe gesta, ed utilizzare quello stesso spirito per creare Arte, per farne
poi un’arma contro qualsiasi tipo di imposizione o forzatura del pensiero.

Quali sono i prossimi passi del battaglione?
Le celebrazioni del Nostro Decennio in musica andranno avanti per tutto il 2026. Una volta
terminati i compiti della Nostra prossima campagna bellica – che sarà accompagnata da
una release di un singolo – il Battaglione rientrerà al suo Rifugio per completare la
registrazione del Nostro prossimo disco. Concludendo – come da tradizione dei Rawness
Obsolete – chi sarà al Nostro fianco prenderà parte alla Rivendicazione dell’Arte, tramite il
Nostro Black Metal e nel nome del cuore di pochi contro il nulla di tanti.

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