Il Capitano del Genio Navale, Comandante del Battaglione “NP”, Giovanni “Nino” Buttazzoni, 20 febbraio 2009
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Nel 1942 lo Stato Maggiore decise di dar vita a reparti speciali invitando Esercito, Marina, Aeronautica e Milizia a preparare unità scelte, ciascuna in base alle proprie peculiarità.
La Regia Marina, intenzionata a vendicare le gravissime perdite subite dalla Xª Flottiglia MAS nella notte tra il 25 ed il 26 luglio del 1941 a Malta nella quale, tra gli altri, trovò la morte il Maggiore Teseo Tesei che decise di “spolettare a zero” per non compromettere l’intera incursione, predispose velocemente due reparti destinati ad attaccare l’isola raggiungendola contemporaneamente dal mare e dal cielo.
Inquadrati nel Reggimento “San Marco” nacquero, quindi, il Battaglione “N” ed il Battaglione “P”, rispettivamente Nuotatori e Paracadutisti che però non ebbero la possibilità di operare per l’azione che li aveva visti nascere.
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Nella primavera del 1943 i due Battaglioni vennero inquadrati in un unico organismo denominato “Gruppo Battaglioni N e P” posto agli ordini del Capitano di Fregata Carlo Simen. Fu allora che nacquero davvero gli NP o “ennepi”.
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Dopo l’8 settembre il Gruppo NP, dopo la perdita della Sicilia, aveva predisposto in Sardegna e sul continente, basi segrete di materiali che, uomini appositamente addestrati, avrebbero dovuto utilizzare contro l’avanzata angloamericana.
In quei giorni una parte del Gruppo NP, composta da circa 200 uomini, si trovava in addestramento a Jesolo, presso una colonia estiva.
Da questo consistente nucleo, il Capitano del Genio Navale Giovanni “Nino” Buttazzoni, costituirà il Battaglione NP repubblicano.
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«Mi si aprì il cuore, continuare a combattere per l’Onore della Patria era la sublimazione di ogni pensiero e andai a presentarmi al Comandante Borghese».
Il Battaglione “NP” venne costituito formalmente nell’ottobre del 1943 a La Spezia, assumendo il nome ufficiale di “Folgore” ed il Capitano Buttazzoni ne chiese al Comandante Junio Valerio Borghese l’inserimento nella Xª Flottiglia MAS, che accettò.
Il Reparto iniziò immediatamente, con la consueta efficienza che lo contraddistingueva, un’attività bellica serrata nella quale molti uomini furono catturati e fucilati dagli angloamericani.
Gli uomini presenti a Jesolo ed i nuovi volontari, continuarono un duro addestramento prima di entrare in linea prima in azioni di controguerriglia in Piemonte ed in Veneto e poi sul confine orientale e sul fronte sud.
«Dopo l’8 settembre del 1943 mi recai al Comando di Generalmas (Ispettorato Generale dei MAS) dal quale dipendevo, come pure la Xª Flottiglia MAS.
Vi trovai solo il Capitano di Fregata Carlo Simen che era allora il Comandante del Gruppo Battaglioni “NP”, io ero il Comandante in 2ª.
Ci abbracciammo piangendo, non avevo ancora scelto la mia strada ero ancora troppo frastornato, odiavo tutti: il Re, Badoglio, la Marina, i Tedeschi.
Il Comandante Simen, con il luccicore negli occhi e con calma angosciosa mi disse, tra l’altro,: “… sceglierò la strada che lascerà onorati i miei figli” e scelse il Nord.
Finirà prigioniero dei russi».
«La mia generazione praticamente era nata con l’avvento del Fas_mo.
Nel 1922 io avevo 10 anni e frequentavo a Trieste il primo anno del Ginnasio Dante Alighieri.
In casa mia non mancava il Tricolore, mio padre era un patriota aveva combattuto volontario nella Grande Guerra.
Per 8 anni vissi la nuova atmosfera che il Fas_mo aveva portato ai giovani e Trieste era una culla d’amore verso l’Italia.
La Patria era veramente rinata!
Noi giovani di politica non parlavamo e non la conoscevamo ma ci sentivamo fieri di essere italiani e sapevamo cosa volesse dire Patria.
Terminato il liceo scelsi la Marina da Guerra.
La vera Scuola che insegna il dovere, l’onestà e l’onore.
Di politica assolutamente non si parlava, non ci interessava. Si parlava di fedeltà alla Bandiera e al Re.
Quando con le navi ci si recava all’estero, ovunque, ci sentivamo veramente orgogliosi di essere italiani, ci invidiavano e, i più, ci invidiavano chi guidava l’Italia.
Eravamo soldati e fieri di esserlo.
La guerra ci trovò moralmente preparati ed affrontammo con serio entusiasmo gli eventi.
La caduta di Mus_ni non fece grande notizia. La guerra continuava, eravamo pronti a combattere e morire per difenderci dagli invasori della nostra terra.
Ma l’armistizio, inatteso per i combattenti, sconvolse gli animi dei veri italiani.
Il seguito lo conoscete.
Nel 1949 ero in carcere a Treviso.
Al Presidente del Tribunale che mi stava giudicando dissi:
Noi siamo stati e siamo soldati e come tali abbiamo combattuto contro gli invasori per riscattare l’Onore della nostra Patria, ma voi insistete a chiamarci fas_ti.
Ebbene, se amare la Patria, volere l’Onore della Bandiera, volere Trieste italiana significa essere fas_ti allora io grido in faccia a voi: “Io sono Fas_ta è lo sarà mio figlio e il figlio di mio figlio!”
Sono trascorsi molti anni da allora eppure siamo qui tra noi stretti intorno alla Decima nel ricordo del suo Comandante.
Siamo ancora noi con i nostri ideali, ci ritroviamo sempre con lo stesso entusiasmo.
In questi anni la politica l’abbiamo doverosamente seguita impotenti di fronte al massacro di ogni valore, di ogni sentimento, di ogni virtù,
Gli ideali di gioventù sono solo un ricordo che non possiamo certo dimenticare, vorrebbe dire rinnegare la nostra stessa vita.
Il Fas_mo è passato, rimanga nei nostri cuori e risorga l’Italia».
• Nino Buttazzoni

