FRANCESCO POLACCHI – Io non prendo lezioni

FRANCESCO POLACCHI – Io non prendo lezioni

“Ci voleva l’aiuto dei Totenburg per tirare giù qualche riga su questo testo ovvero “Io non prendo lezioni” del buon Francesco Polacchi, alias Nervo, uscito per Altaforte un paio di mesi fa e che in estrema sintesi si può collocare a metà strada tra un diario di bordo e una raccolta di memorie personali che grossomodo abbraccia quel lasso di tempo che va da metà del primo decennio del 2000 fino agli inizi del decennio successivo.

Si badi bene, non ci troviamo di fronte ad un’autocelebrazione delle gesta dell’autore sebbene per forza si trovi al centro della maggioranza delle vicende, raccontandole in prima persona, quanto piuttosto il lavoro di un reporter di guerra collocato in quella trincea ideale che parte da via Napoleone III a Roma e si ramifica nelle scuole e nelle università di mezza Italia, raccontandone non solo le vicende politiche e militanti, ma anche tutto quel corollario di rapporti interpersonali, di tensioni ideali e di situazioni personali che talvolta pongono gli individui sul bivio tra due strade, quella “grande, luminosa ed invitante, dove solo tirar dritto senza mai porti domande” e quella “che ti sembra più in salita” per dirla con la cruda efficacia dei Civico 88.

Nervo racconta il suo vissuto, certo, ma di conseguenza getta luce sulle vicende attorno alla croccantissima esperienza del Blocco Studentesco, organizzazione giovanile studentesca di CasaPound Italia che proprio in quegli anni si affermava nella Capitale e nel resto d’Italia come una delle realtà di sindacalismo studentesco più presenti, forti e militanti, con buona pace e tanto gaviscon da parte non solo delle 50 sfumature di rosso della compagneria da Bolzano a Lampedusa, ma anche da parte della destra “della brava gente” che non si aspettava un così duro sfondamento da parte di una forza che alla fine poteva contare su piccoli numeri ma su un’enorme e granitica volontà.

Si parlava anche di cronache, delle azioni, delle elezioni, degli assalti, degli scontri, delle difese ad oltranza e delle infuocate assemblee studentesche, pagine che fanno (ri)vivere in prima persona certi momenti pur non avendoli vissuti direttamente ed andando avanti con la narrazione ci si immerge così tanto nel clima e negli eventi che si può percepire una certa tensione fisica anche sul proprio corpo, s’inizia a sentire odore di catramina e vernice spray, di sudore e di allegria.

Forse non tutti riusciranno a ritrovarsi in determinati fatti, in certe prese di posizione ed un particolare modo di porsi nell’agone politico, un modo che è anche – quandoque opus est – fisico ed ostile, ma pazienza, come si usa dire “siam fatti così”.

Vale la pena soffermarsi anche sulla prefazione, ad opera di Gianluca Iannone, che più che la solita introduzione ad un testo altrui è un vero e proprio innesco al “fuoco dentro” di cui Nervo ampiamente parlerà nelle duecentonovantaquattro pagine di “Io non prendo lezioni”, che tra l’altro è un potentissimo pezzo dei New City Rocks tratto dall’album “No Flames”, devastante colonna sonora di quegli anni elettrici e violenti, ma anche sulla postfazione, una raccolta di scritti di militanti e testimoni di quel periodo, che si chiude con la precisa cronistoria delle aggressioni e degli attentati subiti dai militanti di CPI e del Blocco fino al 2025, ad opera di una precisissima Francesca Totolo.

Fossi (ancora) un militante del Blocco Studentesco od un semplice giovanotto che subisce un certo tipo di fascinazioni, non perderei l’occasione per dare una letta a queste pagine: da un lato per apprezzare ciò che hanno fatto quelli che ora sono “grandi” (e ingranditi, come circonferenza vita) ma anche e soprattutto per trovare ispirazione, esempio e conforto nei momenti di dubbio che nella vita di un ventenne non sono né rari né semplici da gestire: ecco, in questi casi la stella polare è una, la Torre, e la trincea è sempre la stessa, il Fronte dell’Essere.”

di Cesario Klanio

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