
Capitano Rino Cozzarini, 10 novembre 1943
(A cura de “La Vestale”)
Nasce a Venezia Cesare “Rino” nel 1918 ed a 18 anni parte volontario per la Spagna dove conosce Ettore Muti.
Al rientro dalla Spagna riprende gli studi, ma nel giugno del 1940 chiede immediatamente di servire ancora la Patria.
Sarà però quello che Rino Cozzarini fu in grado di fare dopo l’ignominioso tradimento dell’8 settembre del 1943, che farà realmente comprendere i sentimenti di alto patriottismo che albergano nel cuore di questo giovane soldato.
In suo onore Filippo Tommaso Marinetti scrisse “L’aeropoema di Cozzarini” a testimonianza eterna del suo amor di Patria e del suo eroismo.
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Rino Cozzarini era tenente dei bersaglieri e, in quel terribile 8 settembre, si trovava a Milano.
Sentito l’annuncio dell’armistizio alla radio, decide di tornare subito in caserma a Caserta che trova, però, vuota.
Di fronte allo sbandamento totale del momento Rino non si arrende e decide di creare un proprio reparto per continuare a combattere al fianco dell’alleato germanico.
Inizia così a girare con un camion per raccogliere volontari, occupò la sua vecchia caserma e lanciò messaggi radio per chiamare a raccolta uomini che desideravano continuare a combattere contro il nemico per l’Onore d’Italia.
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“Poiché a tradimento compiuto muore l’Italia colpita, lacerata, il Capitano Rino Cozzarini si affanna per soccorrerla andando col suo volto affilato di scure olivastra, occhi di liquirizia sotto grappoli di capelli neri…
Mio buon Gesù aiutami a tamponare il sangue di tante ferite, vedi, l’Italia non ha più lacrime e fiata male, Lei, così bella, aiutami e recluteremo gente per difenderla, nelle università, negli ospedali, adolescenti, vecchi, malati, parleremo anche a tutti con il cuore e bacerò i ginocchi a chi mi dirà di si, purché venga con noi.
Onore e sacrificio, onore e sacrificio, onore e sacrificio, null’altro da offrirvi …”
tratto da “L’aeropoema di Cozzarini” di Filippo Tommaso Marinetti
– Più di 700 furono quelli che risposero all’appello di Cozzarini che andarono a costituire il “Battaglione Mussolini” inquadrato nell’Esercito Nazionale Repubblicano.
Il “Battaglione Mussolini” ricevette armi, divise ed equipaggiamenti tedeschi e, dopo un breve periodo di addestramento, fu aggregato alla 3ª Panzer Granadier Division e dislocato sulla breccia di Mignano sulla linea Falciano-Mondragone.
Era il primo reparto organico italiano a ritornare in combattimento.
-Negli assalti che seguirono, il grido di Cozzarini ai suoi uomini era: «Guai a voi se qualcuno mi passa avanti!».
Rino era sempre il primo tra i primi.
Gli scontri erano durissimi ed il 31 ottobre, dopo appena un giorno dall’entrata in linea, il Battaglione aveva perso già 192 soldati.
Respinto, il nemico manda mezzi corazzati ed il Battaglione li affronta a pochi metri di distanza con bombe a mano e bottiglie di benzina.
Gli uomini di Cozzarini scrivono pagine di eroismo: “Noi siamo venuti qui perché lo abbiamo voluto e non c’è nessuna ragione che ci persuada a tornare indietro, neppure di un passo!”.
– Il 1º di novembre Rino Cozzarini viene promosso Capitano ed insignito della Croce di Ferro di 2ª Classe.
– Purtroppo ebbe solo pochi giorni per vestire il suo nuovo grado perché, intorno alla mezzanotte del 10 novembre, durante un nuovo assalto contro i carri armati mentre in piedi lanciava contro il nemico l’ultima bomba a mano del suo tascapane, cadeva colpito al petto.
– “In ginocchio s’intrufola nelle linee mitraglianti il Capitano Rino Cozzarini con bombe a mano sventagliando morte, svincola il suo Battaglione accerchiato in un vigneto colmo di vampe e pampini carbonizzati come si libera un sentimento ideale da acredini pessimiste”
tratto da “L’aeropoema di Cozzarini” di Filippo Tommaso Marinetti
– La Repubblica Sociale Italiana ne onorò il sacrificio con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, assegnata “motu proprio” da S.E. B.M. e gli venne intitolata una caserma a Varese.
– Purtroppo l’aprile del ‘45 non ha solo cancellato i simboli materiali dell’Onore della nostra Patria ma anche, e soprattutto, la memoria dei nostri eroi.
– Di Rino Cozzarini ci resta una copertina ingiallita della “Domenica del Corriere”, che vedete in foto, del 2 giugno del 1944 dedicata alla sua morte e una piccola foto sgranata presa da un ritaglio di giornale.
– Prima di partire Rino scrisse alla sua fidanzata:
«Se vincerò, o mia futura sposa, ti apparterrà un lembo della vittoria. Se cascherò dirai ad altri che sono morto e riaccenderai una fiaccola nuova.
Alla Patria che mi vuole lascio quanto ho più caro nella mia vita!»
Non temere Capitano Cozzarini la tua fiaccola arde ancora!
– Così recita la didascalia alla copertina pubblicata sulla “Domenica del Corriere”:
Sul fronte dell’Italia meridionale, in un assalto contro carri armati nemici annientati con la classica bottiglia di benzina e le bombe a mano, è caduto da eroe il Tenente Rino Cozzarini da Venezia.
Negli oscuri giorni dell’infausto armistizio egli aveva radunato – fra soldati sbandati, contadini e artigiani – circa 700 uomini formandone un battaglione che, al fianco dei camerati germanici, si è interamente sacrificato per l’onore della nuova Italia.
