L’ANARCO REPRESSIONE

E’ una scena di un giorno qualunque in una qualunque città italiana.
Un qualunque cittadino italiano ha parcheggiato la sua autovettura sul lato della carreggiata, ordinariamente contrassegnata dalle strisce blu della sosta a pagamento e, dopo aver pagato l’ennesimo balzello, si è diretto verso un negozio qualunque per effettuare qualche acquisto.
Una sosta preventivata come piuttosto breve, una mezz’ora o al massimo un’oretta scarsa, che viene prolungata da un semplice incontro inatteso.
Un amico di vecchia data, una conoscente particolarmente avvenente, un cugino con cui non ci si vedeva dallo scorso natale.
La scena successiva viene naturale, qualche chiacchiera e magari la proposta di andare al primo bar per “celebrare” il “fortuito rendez-vous”.
Nel frattempo il tagliando di sosta è scaduto, ma cosa potrà essere qualche minuto in più?
Purtroppo il parcheggio è dotato di sensori di sosta e il solerte assistente al traffico è già intervenuto lasciando un, per nulla piacevole, avviso di pagamento.
Sulla stessa strada però, poco più avanti, un individuo dalle fattezze chiaramente extraeuropee, vende tranquillamente merci contraffatte senza alcun tipo di ricevuta fiscale o tracciamento dei pagamenti.

Chiunque abbia tra le sue conoscenze qualcuno che ha avuto la “malaugurata” idea di impegnarsi in una qualunque attività commerciale, ha sentito svariate volte raccontare di contravvenzioni di ogni tipo per non aver adempiuto perfettamente alle infinite regole, talvolta al limite del delirante, imposte a chi sceglie di gestire personalmente un’attività.
Dalla necessità di registrare più volte le temperature di tutti i frigoriferi alle minime violazioni per un’insegna considerata fuori misura o difforme.
Una miriade di regole e “multe” ormai quasi considerate un costo connesso alla stessa attività.
Tutto questo mentre nelle stesse strade o piazze una mano scura, spesso senza nemmeno sfruttare il favore del buio, vende morte a più o meno giovani.
Nelle stesse città, dove ogni giorno, merce di ogni tipo, rubata o recuperata dalla spazzatura, senza alcun tipo di tracciamento sulla provenienza, viene venduta su bancarelle improvvisate, senza che sia richiesto alcun tipo di pagamento per l’occupazione dello stesso suolo pubblico.

Sono solo brevi esempi, a cui moltissimi altri si potrebbero aggiungere, di un sistema statale che ha ormai preso la forma di una “Anarco-Repressione”.
Un sistema schizofrenico dove una parte della popolazione è continuamente soggetta ad un tracciamento costante e alla immediata repressione del più minimo comportamento divergente ed un’altra parte della popolazione sopravvive in una dimensione quasi parallela, nella quasi totale impunità.
Quasi come se leggi e regolamenti di varia natura divenissero cogenti solo per una parte della popolazione (Voi ovviamente) e risultassero inefficaci per un’altra parte.

E’ facile immaginare un semplice controllore dell’autobus essere restio nel richiedere il regolare titolo di viaggio a personaggi che ne risulteranno quasi sicuramente sprovvisti ma a cui sarebbe impossibile recapitare la sanzione dovendosi assumere anche il rischio di reazioni violente da parte degli stessi.

Immaginate ora di avere la colpa, o la sfortuna, di incorrere in una “denuncia a piede libero”.
Tra residenza, lavoro e svariate altre possibilità di tracciamento, sarebbe per voi impossibile sfuggire alla “giustizia”, tutto questo mentre nelle corti italiane si celebrano processi ad individui di origine straniera, magari identificati tramite un nome comunicato da loro stessi nella totale mancanza di documenti validi e di cui, al momento del successivo svolgersi del processo non si conosce nemmeno se siano ancora presenti sul territorio nazionale.

E’ l’ennesimo cortocircuito di un occidente che tra forme di tracciamento digitale, onnipresenti telecamere e nuove proposte (come il riconoscimento facciale automatizzato), si avvia sempre di più a forme estremamente pervasive di controllo, nella falsa illusione che un continuo controllo sociale fornisca maggiori margini di sicurezza.
Tutto questo mentre una porzione di popolazione, allogena, fortemente sovrarappresentata nelle statistiche relative a diverse categorie di reato , vive praticamente invisibile alle stesse istituzioni che possono ricostruire ogni vostro spostamento.
(NOTA: A fronte di una popolazione straniera residente che rappresenta circa il 9% del totale, la componente straniera costituisce il 47,79% delle persone segnalate per furto e il 52,37% di quelle segnalate per rapina, secondo i dati del Ministero dell’Interno relativi al 2024.)

Il paradosso non risiede semplicemente nella diversa intensità con cui vengono applicate le disposizioni normative, ma nella progressiva divaricazione tra la capacità dello Stato di sorvegliare e quella di esercitare concretamente la propria autorità.
La prima sembra espandersi senza soluzione di continuità, mentre la seconda incontra limiti evidenti proprio laddove sarebbe maggiormente necessaria.

Qualche tempo fa, sull’onda dell’ennesimo allarme violenza relativo alle “seconde generazioni”, si è scelto di produrre regole più stringenti nella detenzione degli oggetti da taglio.
Prescrizioni che valgono certo per chi avesse l’abitudine di tenere nel proprio autoveicolo un “coltellino svizzero” multifunzione, ma che certo non risultano particolarmente “convincenti” per chi è dedito quotidianamente alla vendita di sostanze illegali nelle strade della nostra stessa nazione.

Lontani dal considerare l’onnipervasivo controllo come una forma di sicurezza, non possiamo ignorare lo squilibrio sistemico di uno Stato che, da una parte, comprime progressivamente gli spazi di libertà della popolazione stabilmente inserita nel proprio ordinamento e, dall’altra, fatica a esercitare la propria autorità nei confronti di chi vive ai margini dello stesso.

Palmentano Napoletano

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *