«Bismillah c’est les ténèbres».

Cosa c’entrano le proteste studentesche con le masse di seconde generazioni che devastano le città, saccheggiano i negozi e bruciano gli edifici in Francia come a Torino o a Milano?
Cosa c’entrano il carovita e i rincari sui carburanti con un edificio storico ridotto in cenere dalle fiamme?

La spiegazione ci arriva direttamente dalla maestrina italiana più famosa in Ungheria: la Salis. Nelle ore degli scontri che incendiano le piazze della nostra Europa, sul profilo Instagram dell’eurodeputata è comparso un post con l’immagine di un cartello sorretto da due mani olivastre: «Bismillah c’est les ténèbres».
Nel nome di Allah vengano le tenebre, è questo il messaggio che la Salis ha voluto rilanciare.
E’ lo stesso grido, sulla cui origine circolano differenti letture, ma che è divenuto ormai uno dei simboli delle rivolte francesi e che ora viene ripreso nelle proteste del nord Italia, strillato da manifestanti dalla pelle piuttosto olivastra, intenti a saccheggiare i negozi di Milano e Torino.
No, i “maranza” nelle piazze, i figli della “società multiculturale” invocata per decenni dalle sinistre europee che devastano le nostre città deprendando e distruggendo non sono infiltrati, né piccoli gruppi di sottoproletari che al margine delle manifestazioni le sfruttano per arraffare indumenti firmati e telefonini alla moda.

La realtà è ben diversa.
In una contemporanea riedizione di una visione marxista convinta di poter utilizzare una classe sociale come grimaldello per scardinare la società, la sinistra antagonista italiana sta copiando il modello di quella d’oltralpe.
Lontani ormai dalla classe operaia, cara ai marxisti del secolo scorso, è verso questa nuova classe sociale dei figli dell’immigrazione che l’attenzione degli antagonisti si è rivolta come nuova manovalanza di piazza.

Se la sinistra più istituzionale punta sempre di più sui nuovi italiani come bacino di voti per sostituire quelle periferie e quei quartieri popolari che non sembrano più interessati alle sue proposte politiche, il mondo dei centri sociali e delle piazze rosse punta ai più giovani, al frutto di quel meticciato culturale tanto difeso e promosso negli ultimi venti anni.

Sono i nuovi maranza, discendenti di genitori arrivati qui grazie alle politiche permissive degli ultimi decenni.
Rispetto ai genitori sono privi anche del legame con la terra d’origine e non ne hanno alcuno con quella “d’adozione”.
Anche i loro riferimenti all’Islam appaiono vaghi e svuotati di contenuto: più che una fede vissuta, sembrano il tentativo di trovare un’identità in cui riconoscersi. Uno stile di vita fatto di droghe, alcol e ricerca ossessiva di abiti firmati difficilmente troverebbe, del resto, l’approvazione del profeta.

E’ in quest’ottica che va letto il rogo del municipio di Limoges.

La mano che ha appiccato le fiamme è quella di chi disprezza la nostra cultura perché, pur essendo l’unica che ha conosciuto, sa, a livello inconscio, di non poterne fare parte, ma il fiammifero arriva direttamente dalle mani di una sinistra convinta di poter sfruttare questa massa informe e senza direzione.

L’unico ruolo ancora da assegnare è il nostro.
Per lunghi anni una sinistra voce ha subdolamente instillato nelle nostre generazioni un senso di colpa per tutto ciò che è stata la nostra storia.
Una storia certo segnata da guerra e conquista, come ogni storia umana, ma anche caratterizzata da quello spirito di sfida all’ignoto e di conquista della grandezza che ha spinto gli europei del passato a costruire, inventare e viaggiare lasciando in tutto il mondo i segni indelebili della sua stessa civiltà.
Spetta a noi eredi di questa storia millenaria rifiutare di accettare passivamente che l’unica luce in queste tenebre sia quella dei roghi delle nostre città.
A noi il compito di squarciare questo buio riscoprendo l’orgoglio di appartenere alla cultura europea, a quella visione del mondo che per millenni ha forgiato un canone di bellezza destinato a parlare all’intera umanità.
E’ nostro compito riscoprire la nostra identità riaffermandola in faccia a chi vorrebbe distruggerla per perseguire la sua ideologia o perché non è in grado di comprenderla al punto di detestarla.
E’ nostro sacro compito riscuoterci da quel torpore che ha caratterizzato gli ultimi anni della nostra storia tornando ad imporre ancora una volta quella fiaccola di civiltà sull’oscurità che ora ci avvolge.

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