Finalmente anche in Italia abbiamo un bel morto razziale

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No, non siamo certo noi, quelli sempre accusati di razzismo e discriminazione, a stappare la bottiglia.
Siamo invece piuttosto sicuri che tra le mura ammuffite e puzzolenti dei centri sociali antagonisti siano rimbombate urla di giubilo quando è giunta la notizia del decesso del 42enne Abderrahim Fakir.
La situazione è ghiotta per la sinistra radicale: un marocchino deceduto durante un tentativo di immobilizzazione da parte della polizia, intervenuta su chiamata dei residenti.
Le immagini ricordano troppo da vicino la vicenda di George Floyd perché passi inosservata e chiunque conosca il mondo antagonista italiano sa bene quanto amino mutuare ogni campagna ed iniziativa dall’estero, quasi incapaci di crearne di proprie.
Chi ha qualche anno in più ben ricorda quando la parola d’ordine delle manifestazioni era lo spagnolo “indignados”, così come oggi il motto americano “no kings” campeggia sugli striscioni dei centri sociali.
L’abbiamo sentito rilanciare anche da Davide Dioguardi, noto militante del centro sociale mezzocannone occupato in quel video in cui invita ad “alzare il tiro andando a prendere i fascisti casa per casa” che ha fatto il giro del web qualche giorno fa.

Sappiamo bene che ai sinistri antagonisti tutto è concesso, non importano il tono delle dichiarazioni o le azioni commesse.
Saremo sicuramente troppo sospettosi o, addirittura, malfidati, ma ricordiamo molto bene i magistrati napoletani intonare “bella ciao” all’indomani del referendum.
La totale impunità è sempre garantita agli antagonisti, che si spingano a minacciare pogrom politici o che scatenino la guerriglia in una città italiana, come nelle scorse ore è avvenuto nella “rossa” Bologna.
Del resto, la manifestazione invocata dal solito Lepore è sembrata quasi un assist ai centri sociali felsinei.
Ci sembra già di sentire scandire i motti “defund the police” e “say his name” dell’epoca Floyd senza nemmeno prendersi il disturbo di tentare una traduzione.

La realtà è che per una sinistra persa tra battaglie per diritti già riconosciuti nel progressista occidente ormai lontana anni luce dalla vita comune di milioni di italiani queste occasioni per rilanciare il movimentismo sono come l’ennesima dose nella vena di un tossicodipendente.

Un’occasione quasi insperata per poter tornare nelle piazze fingendo di avere qualcosa da dire; e se la morte di Fakir ha mandato in estasi i collettivi, è lecito sospettare che nei salottini ben più chic della sinistra democratica qualcuno possa aver persino preparato cestello con ghiaccio e Dom Pérignon.

Palmentano Napoletano

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