
Gli audio emersi dalle chat dei dipendenti di Napoli Servizi sono il certificato di morte cerebrale della sinistra sindacale e la prova regina di una metastasi consociativa. Quando una burocrate della CGIL affronta i lavoratori intimando loro di firmare una conciliazione-farsa, svendendo sentenze già vinte in Cassazione, pena la ritorsione del demansionamento o la deportazione al turno di notte in un gabbiotto, non siamo davanti a una trattativa, siamo al puro e semplice ricatto di stampo mafioso
La presunta tutela della classe operaia è degenerata nella logica della protezione e della vendetta, dove la tessera sindacale non serve a difendere il lavoro, ma a pagare il pizzo a una casta di parassiti da poltrona che si muovono con l’arroganza dei capetti di paranza.
In questa fogna politico-sindacale, il silenzio di Gaetano Manfredi e della sua giunta è la conferma dell’ipocrisia vomitevole della sinistra progressista: sempre pronti a riempirsi la bocca con le solite tiritere sui diritti, ma spietatamente padronali e affaristi quando c’è da usare le aziende partecipate come feudi clientelari per sistemare parenti, amici e tirapiedi d’apparato.
Palazzo San Giacomo non solo copre questa schifezza, ma preferisce bruciare fiumi di denaro pubblico in cause perse pur di massacrare i dipendenti che non abbassano la testa.
Chiunque conservi un briciolo di memoria storica prova solo un profondo disprezzo per questa farsa ad opera del primo sindacato d’Italia. Il vero sindacalismo ha il volto di Filippo Corridoni, un gigante che intendeva la lotta sociale come fede incorruttibile, azione diretta e riscatto morale degli oppressi, pagando la sua intransigenza con le manganellate, la prigione e il sangue sul campo di battaglia. L’abisso tra l’eroismo rivoluzionario di Corridoni e le miserie umane della CGIL attuale è incolmabile: da una parte l’orgoglio del lavoro che sfida il potere, dall’altra dei venduti di partito che usano metodi da spaccio di borgata per piegare chi chiede soltanto che venga applicata la legge.
Questa, però, e spazzatura che non si ripulisce con i soliti comunicati di facciata o con le ipocrite commissioni d’inchiesta farsa. Quando l’azione sindacale si trasforma in un’estorsione sistematica, la dialettica è finita: mente audio, verbali e i nomi di tutti i complici finiranno dritti dritti sulle scrivanie della Procura della Repubblica e della Guardia di Finanza per raschiare via una volta per tutte questo cancro consociativo dal corpo della città, i lavoratori non assorbano tutti con indifferenza, .a lottino per riprendersi tutti ciò che è loro. A qualunque costo.
