
Questa è ormai la risposta automatica a chiunque si permetta di criticare il sistema di immigrazione massiva ed incontrollata che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
Un’argomentazione rilanciata quotidianamente a gran voce da politici e giornalisti gauche fino ai commenti social delle persone comuni.
Potremmo semplicemente obiettare che la maggioranza della popolazione italiana è vissuta negli anni precendenti al fenomeno migratorio che ha caratterizzato gli ultimi decenni eppure sulle tavole non sono mai mancate né frutta né verdura.
Potremmo certo, ma è possibile anche una lettura ulteriore.
Chi sostiene questa argomentazione si fa interprete di una posizione aberrante, di un sistema di produzione che può sopravvivere solo applicando un sistema di sfruttamento dei lavoratori violento, umiliante e disumanizzante.
E’ la difesa di chi si arricchisce pagando i lavoratori cifre inaccettabili e offrendo condizioni incompatibili con la stessa vita umana.
Un mondo di sfruttati senza volto in fatiscenti baracche, vessati, ricattati e persino bruciati vivi se si rifiutano di accettare il loro miserevole stato.
Si potrebbe obiettare che tali condizioni sono ovviamente contrarie alla legge, ma davvero pensate sia possibile trovare condizioni migliori per chi arriva da società profondamente diverse, senza una formazione e senza conoscere la lingua quando tanti lavoratori italiani con un’istruzione medio-alta, radicamento sul territorio e la naturale conoscenza della lingua faticano a trovare un posto decente?
Quando lo scontro sull’abolizionismo della schiavitù infiammò gli Stati Uniti nel XIX secolo, fino a condurli nel baratro della guerra civile, interpreti della posizione anti abolizionista e sostenitori della schiavitù furono i rappresentati del partito democratico argomentando l’impossibilità di mantenere il sistema di produzione senza l’apporto fondamentale dello sfruttamento schiavistico.
Chissà se tra cinquant’anni i ragazzi studieranno anche questo periodo sui libri di storia.
Chissà se leggeranno che una parte della politica difendeva un sistema economico fondato sulla disponibilità inesauribile di lavoratori poveri, ricattabili e sottopagati.
Forse si chiederanno quale delirio collettivo spingesse a ritenere accettabile l’umiliazione e lo sfruttamento dei lavoratori perché si potesse avere frutta fresca a prezzi concorrenziali.
E forse, sfogliando quei libri, troveranno annotata anche l’obiezione più folle di tutte: “E allora chi raccoglierà i pomodori?”.
