La sinistra necrofoga

Di Palmentano Romano

E’ curiosa questa macabra passione per i morti tipica dei compagni nostrani.
Nel tentativo continuo di colpire il governo, la polemica del giorno è sulla figura di Almirante, sfruttandone la commemorazione avvenuta in occasione dell’anniversario della morte del celebre politico italiano, il soviet mediatico si scaglia sul passato fascista e sulla sua collaborazione con “la difesa della razza” con giusto 80 anni di ritardo.

Non è nostro interesse difendere la figura di Almirante da cui ci allontanano scelte politiche e profonde diversità ideologiche, ma non possiamo non notare come la polemica sia strumentale e decisamente scorretta.
Questo accanimento del “Soviet dei Media Sinistri” sulle posizioni di un giovanissimo Almirante in un’Italia dilaniata dall’impegno terribile di una guerra mondiale risultano un mero mezzo di provocazione politica, soprattutto se si osserva il comportamento, piuttosto divergente, mantenuto dagli stessi giornalisti riguardo molte altre figure del panorama politico e intellettuale italiano.
Perché non ricordare altrimenti la partecipazione alla stessa rivista di uno dei più famosi medici e accademici italiani, padre Agostino Gemelli, a cui è tutt’oggi intitolato uno dei maggiori ospedali della capitale?
Che dire, poi, di Giorgio Bocca, impegnato in gioventù persino nella difesa di tesi razziste e divenuto poi giornalista importante del gotha della sinistra?
Perchè non parlare di uno dei più influenti Presidenti della Repubblica del bel paese, Giorgio Napolitano? “Re Giorgio” iniziò la sua carriera politica niente di meno che nella Gioventù Universitaria Fascista, per poi approdare al Partito Comunista, tra gli esponenti più vicini alla stessa Urss, pur essendo il comunista preferito di Washington, come ebbe a dire quella figura mefistofelica che porta il nome di Harry Kissinger.
Proprio in questa posizione fu deciso nello schierarsi al fianco dei sovietici e difenderne l’intervento in Ungheria nel ’56 quando i carri armati con la stella rossa marciarono sui corpi di tanti ragazzi scesi nelle strade a battersi per rivendicare l’indipendenza della propria nazione dalla rossa mano di Mosca.
A cercar scheletri nell’armadio altrui si fa sempre presto, quindi ci sembra doveroso citare Palmiro Togliatti, “il migliore”, per anni padrone indiscusso del partito comunista italiano.
Togliatti fu l’uomo di fiducia di Stalin in Spagna quando il feroce dittatore georgiano volle intestarsi la lotta contro i nazionalisti nella sanguinosa guerra spagnola.
Su ordine del “migliore” i capi degli anarchici e dei socialisti trovarono la morte, quasi sempre a tradimento, con un proiettile alla schiena in quello che venne ribattezzato “el paseo”, la passeggiata.
Di dubbie celebrazioni poi non è certo esente nemmeno lo stesso PD, quando nel 2017 pensò bene di commemorare al Senato la Rivoluzione d’Ottobre, inizio di quel dominio sovietico causa di infinite morti, sofferenze e miserie a tutte le popolazioni dell’est Europa.

A questo autoproclamato tribunale della morale non ci resta che ricordare che:”Quando un giudice punta er dito contro un povero fesso, nella mano strigne artre tre dita che indicano se stesso”

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