La colpa è vostra.
Ebbene sì signori, l’avevamo già profetizzato dalle pagine di questo blog.
La colpa è solo vostra.
Se un immigrato di seconda generazione decide di trasformare una tranquilla cittadina italiana nel campo di gioco del suo personale carmaggeddon la colpa è vostra!
Se poi scende dalla macchina con un coltello per finire l’opera dopo aver lanciato come birilli otto persone e aver tranciato di netto le gambe ad una donna la colpa è sempre vostra!
Non conta il fatto che avesse in passato mandato deliranti email in cui minacciava di massacrare i cristiani.
Siete voi con il vostro odio profondo ad aver provocato in lui questa reazione.
Non conta che abbia ricevuto persino un’educazione superiore in Italia, gli avete negato il lavoro quindi siete colpevoli.
Come spiegare altrimenti la manifestazione subito lanciata in città dal sindaco per evitare che qualcuno potesse parlare di odio razziale?
Non conta che la dinamica ricalchi perfettamente gli attacchi terroristici già avvenuti in tutta Europa con mezzi lanciati a folle velocità sulle persone e il coltello pronto a sgozzare gli infedeli.
Non avrebbe senso altrimenti la volontà di negare a tutti i costi la matrice terroristica della vicenda ribandendo i disturbi psicologici del “povero” Salim (N.d.r. Che strano che una persona che decide di sfrecciare a cento km/h nel centro di una città mirando ai pedoni abbia qualche problema mentale, vero?)
Come spiegare altrimenti che la procura, solitamente così’ solerte nel parlare di odio e terrorismo quando un tredicenne viene trovato con un calendario del Duce a casa, abbia da subito scelto di non contestare né l’aggravante terroristica, nè quella di odio razziale e persino di escludere la premeditazione.
Se pensate che non fosse un caso che dopo essersi schiantato “casualmente” contro le carni di una turista tedesca sia sceso subito armato di un coltello casualmente lì nell’abitacolo dell’auto siete voi ad essere dei poveri razzisti ignoranti.
La colpa è e sarà sempre vostra, è la vostra colpa di essere italiani, europei, di non aver accettato quello “stile di vita” che vi era stato già detto che presto sarebbe stato anche il vostro.
Se dentro di voi siete stanchi di accettare questo senso di colpa, questo obbligo di prostrarvi all’ineluttabile futuro non possiamo che invitarvi ancora a scendere in piazza con noi il 13 giugno.
A stringere tra le mani quel tricolore che è ancora oggi, più che mai, un simbolo rivoluzionario.
Torniamo nelle nostre strade, ribadiamo a chi ci vorrebbe solo vittime che l’Italia è ancora in piedi, che gli italiani hanno ancora una voce, un cuore e un’anima.
Per tutti gli altri non possiamo che augurargli:”Inshallah”

