..ed anche quelli tedeschi trattano la notizia in maniera molto cauta, quasi volessero evitare di raccontare effettivamente alla Nazione l’orrore di questa storia.
Un ragazzo di soli 14 anni tedesco, Jermaine B, dopo che se ne erano perse le tracce per giorni, è stato trovato morto, con la testa quasi staccata dal corpo in un edificio abbandonato vicino alla stazione di Memmingen in Baviera.
Il sospetto assassino è un palestinese di 37 anni, Qais Saleh, richiedente asilo respinto ma rimasto in Germania con uno status di permanenza temporanea.
All’intervento della polizia l’uomo si è scagliato contro gli agenti brandendo un coltello, colpito dagli stessi agenti è deceduto poco dopo.
Media e autorità tedesche sembrano quasi non voler affrontare la vicenda,.
Persino il linguaggio scelto appare costruito per attenuare l’orrore.
La stessa scelta dei termini sembra voler minimizzare i fatti, si parla di “ferite gravissime al collo” o “quasi decapitazione”, come se qualche lembo di carne e muscoli potesse in qualche modo sminuire l’accaduto, come se non si volesse parlare di un 14enne DECAPITATO da un richiedente asilo arabo sulla terra europea.
Non vi affannate a cercare, non aspettatevi servizi in tv con il volto di questa, ennesima, giovane vita europea sacrificata sull’altare del dogma dell’immigrazione di massa.
Quel volto da giovane ragazzo europeo non apparirà sulle vostre tv, non ci saranno voci affrante a lamentare la perdita di un altro figlio di questa Europa strappato via nel fiore degli anni.
Anche quando l’argomento si affronta l’unico obiettivo è quello di limitare, sminuire.
La macchina dell’immigrazione, ed il suo enorme fatturato, non devono conoscere intoppi.
Non si tratta mai di terrorismo, di odio razziale, parole che spaventerebbero il pubblico a casa.
Al massimo ci si può appellare a qualche disturbo mentale, ad una psiche disturbata di quella che deve apparire come una povera vittima di questo nostro occidente, quello sì, violento, razzista e prevaricatore.
Forse è vero, è difficile parlare di “terrorismo” nel senso che abbiamo conosciuto in passato.
Non parliamo di organizzazioni con un fine politico ed un intento, seppur delirante, di attaccare e rivoltare i poteri dello Stato, come furono le Br.
Quello che osserviamo oggi è mero, semplice, odio.
Quello che colpisce nelle nostre strade sono le azioni di schegge impazzite, singoli provenienti da altre terre, figli di culture aliene che disprezzano chi siamo, la nostra storia, il nostro aspetto e la nostra cultura.
Il nostro modo di vivere, la forma delle nostre città, gli provoca disgusto.
La nostra Europa, prostrata e pronta sempre a colpevolizzarsi e cospargersi il capo di cenere da colpire con ogni strumento a loro disposizione: un coltello, un camion, una macchina lanciata a folle velocità nelle nostre città.
Da più parti, in ogni nazione di questo nostro continente, si alzano le voci di chi ancora sceglie di non arrendersi, di ribellarsi alla morte della nostra Terra.
Spetta ora ad ogni Europeo alzare la testa, unirsi a quelle voci, ricordare e far propria la bellezza della sua storia e promettere di donare ancora al mondo la luce di questa civiltà che fu e deve tornare ad essere faro nel mondo di bellezza e ordine.
Insorgere contro quel fatalismo che ci avvince a mo’ di catena, come ci ricordò un figlio di questa eterna Europa che, proprio tredici anni fa, un ventuno maggio, scelse di donare la propria vita come monito per tutti noi.

