La Napoli dei Cancelli: Il Fallimento Scintillante della Giunta Manfredi

Mentre il mondo, sotto la loro propaganda martellante, corre verso l’apertura e l’integrazione degli spazi urbani, Napoli decide di fare un salto all’indietro, sbarrando le porte al proprio cuore pulsante. La recente delibera del Consiglio Comunale, che stanzia quasi 900 mila euro per l’installazione di due “cancellate d’autore” nella Galleria Umberto I, non è un’operazione di restauro: è il certificato di morte della gestione dello spazio pubblico firmato Gaetano Manfredi.
La Resa Mascherata da Arte
Definire “d’autore” delle inferriate che servono a sbarrare il passo è il massimo del cinismo politico. Non importa quanto sia pregiato il ferro o quanto sia sinuosa la linea del design: un cancello resta un simbolo di esclusione e di paura.
Spendere quasi un milione di euro per chiudere la Galleria di notte significa ammettere, nero su bianco, che il Comune ha alzato bandiera bianca. La giunta Manfredi ci sta dicendo che non è in grado di garantire la legalità, di prevenire il bivacco o di fermare le baby gang con i mezzi della civiltà; dunque, decide di mettere il monumento sotto una “campana di vetro” di metallo.
La Campana di Vetro non è Sicurezza
C’è un errore logico e sociologico profondo in questa scelta. La sicurezza non si ottiene blindando la bellezza, ma rendendo vivi e presidiati i luoghi.
La Galleria non è un museo polveroso: è un passaggio, una strada, un respiro della città.
L’inciviltà non scompare col lucchetto: si sposta semplicemente di dieci metri, nell’ombra della cancellata stessa.
Il modo per proteggere Napoli non è nasconderla dietro le sbarre, ma popolarla di persone civili e di uno Stato che faccia lo Stato. Una città sicura è quella dove la manutenzione è costante, dove l’illuminazione non scarseggia e dove le forze dell’ordine non sono un miraggio.
Punire l’Inciviltà, non lo Spazio
La riflessione che questa giunta sembra ignorare è semplice quanto drastica: chi sporca, chi distrugge, chi offende il bene comune va individuato, sanzionato e allontanato. Meglio se espulso.
Invece di investire in un sistema capillare di sorveglianza attiva, in presidi fissi e in una pulizia che non sia un evento eccezionale ma la norma, si preferisce la soluzione pigra. È più facile (e mediaticamente meno rischioso) chiudere un portone che gestire il dissenso o applicare la legge con fermezza contro chi scambia un monumento per una terra di nessuno.
“Chiudere la Galleria è come bendare Napoli per non farle vedere le sue ferite. Ma le ferite rimangono, e sotto la benda rischiano solo di infettarsi di più.”
Un’Idea di Città in Ritirata
Questa delibera è lo specchio della gestione Manfredi: una politica del “compitino”, priva di una visione coraggiosa e vittima di una cronica incapacità di vivere la strada. Napoli non ha bisogno di essere una città blindata per i turisti e sbarrata per i cittadini.
Vogliamo davvero consegnare ai posteri una Napoli dove i simboli della nostra storia sono accessibili solo “a orari d’ufficio”? La Galleria Umberto merita rispetto, dignità e cure costanti. Non ha bisogno di un recinto da zoo. La civiltà si costruisce educando e punendo i singoli, non sequestrando la bellezza alla collettività.

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