A volte ci si ritrova in posti interessanti senza volerlo e questi assist della sorte vale sempre la pena seguirli ed approfondirli.
È stato così per il nostro incontro con “Centro di Gravità Permanente” di Flavio De Marco, edito da quei bravi giovani di Passaggio Al Bosco, durante un mite pomeriggio primaverile avellinese, che nelle circa 200 pagine di cui è composto ci racconta il viaggio umano, filosofico e spirituale di Franco Battiato, un artista maiuscolo, estremamente poliedrico e sfaccettato, che in base al periodo ed al disco, palesa i suoi più interessanti aspetti.
Vale la pena parlare anche della sostanziosa introduzione a cura di Antonello Cresti, animatore, assieme ad Hellbone Records, della compilation “O sarai ribelle o non sarai!” oltre che noto musicologo ed autore di musica sperimentale, che ci parla della sua esperienza con Battiato fin dal suo primo approccio, sui banchi di scuola, in maniera diretta e senza giri di parole.
Un viaggio, dicevamo, che De Marco ci aiuta a rivivere attraverso l’analisi dei testi dell’autore siciliano, capace di spaziare dalla canzone d’amore, a temi sociali, a Gurdjieff, al sufismo e a Guenon, che riesce ad essere credibile e di successo sia quando realizza brani decisamente pop come “Cuccuruccucù” sia in episodi più complessi e strutturati, contaminati da esperienze musicali più lontane da quella italiana, fino ad arrivare ad uno dei brani che maggiormente ha “tormentato” le nostre esistenze ai tempi del liceo, quella “Shock in my town” che andava in onda di continuo su MTV e che ci ha fatto scoprire, attraverso l’ascolto del disco in cui è contenuta, Gommalacca (1998), che si poteva fare “musica per le masse” senza per forza dover scadere nel canzonettismo (e senza svestirsi ciarlando di affermazione della propria identità sessuale).
Ma non è il Battiato-musicista che ci interessa in questa sede, bensì l’autore e pensatore (e dell’iniziato, a voler essere precisi) che attraverso i propri testi, almeno finché sono stati scritti di suo pugno, ci lancia riferimenti ed immagini che solo chi ha una certa predisposizione spirituale può cogliere nella sua pienezza; e no, non ci riferiamo al famosissimo “Cinghiale Bianco” che concettualmente è alla portata di tutti, bensì dei continui rimandi, velati o meno, a temi di attualità, alla sua visione dello spirito e della religione e del suo percorso di studio alla ricerca del “Centro di Gravità Permanente” che, attraverso un sound “da classifica”, affronta il tema centrale degli studi del noto esoterista armeno, così come è tangibile l’influenza di un altro grande pensatore come Guenon, che fa capolino ne “Il Re del Mondo”.
Tuttavia, ed è bene essere chiari in tal senso, né i testi di Battiato né quelli di Sgalambro (autore dei testi dell’ultima parte della produzione musicale di FB) possono in alcun modo essere tacciati di sterile intellettualismo d’accademia, men che meno di elitarismo escludente, visto che stesso gli autori – con immagini e riferimenti – ci danno una (minima) indicazione su come interpretare ciò che da loro viene scritto, così come un maestro od uno yogi indicano la via ai propri allievi, i quali poi sono liberissimi di percorrere come meglio credono perché, come afferma proprio Cresti nella prefazione, “ognuno ha il suo Battiato”: ebbene, il nostro (così come suppongo quello di De Marco) può essere tranquillamente quello osservato attraverso le lenti – anzi, il monocolo – di Evola, che sembrerebbe essere per l’autore del libro un riferimento da tenere in considerazione, per quanto non fosse “tazza di tè” del grande catanese.
Ma quindi perché un militante politico, un ragazzo del nostro mondo, dovrebbe approcciarsi a questo libro e di conseguenza al suo contenuto?
Perchè c’è una profondità spirituale immensa, perché dimostra come anche all’apice del successo personale, seguendo una rigida disciplina e rimanendo auto-centrati, si può non essere corrotti e fagocitati dal mondo e dalle sue devianze.
Perchè seguendo la propria via, si può arrivare ai propri obbiettivi senza scendere a nessun tipo di compromesso con la mediocrità.
Perchè, semplicemente, si può attingere ad esempi come Battiato per strutturarsi definitivamente come Uomini in piedi in mezzo alle rovine.

