Di Palmentano Napoletano
E’ una provocazione certo, ma, mentre i rappresentanti del PD si agitano perché qualche studente fuorisede potrebbe avere qualche difficoltà ad esprimere la sua preferenza al prossimo referendum sulla giustizia, il nostro pensiero va immediatamente a chi le storture del sistema giudiziario italiano le ha vissute sulla propria pelle.
L’articolo 111 della Costituzione, quella che viene sovente invocata, ma di rado realmente letta, prevede che il processo si svolga “nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale.”.
Come si può quindi parlare di “parità” delle parti davanti ad un giudice che rimanga terzo se chi accusa e chi giudica appartengono allo stesso ordine?
Chiedetelo ai tanti che hanno vissuto le ore terribili di un procedimento penale quanto possa essere scoraggiante anche percepire quell’atteggiamento di vicinanza e contiguità professionale tra chi vi accusa e chi vi giudica.
Chiedetelo a quelli che hanno dovuto affrontare lunghissimi processi prima di veder riconosciuta la loro innocenza anche quando l’impianto accusatorio era talmente inconsistente da meritare un proscioglimento nell’udienza preliminare.
Chiedete a voi stessi cosa provereste se accusati, magari da innocenti, nel vedere un atteggiamento di informale cordialità tra il PM e il giudice che dovrà decidere della vostra vita e del vostro futuro.
Qualche giorno fa Nicola Gratteri, nel sostenere le ragioni del no, si è detto certo che voteranno sì condannati, imputati ed indagati, accomunando tre situazioni giuridiche profondamente diverse tra loro.
Eppure tra chi è stato definitivamente riconosciuto colpevole e chi è ancora soltanto indagato, e quindi presunto innocente, corre la stessa distanza che separa una sentenza passata in giudicato da un’ipotesi accusatoria.
Faremo lo stesso anche noi, ma siamo certi di essere perdonati da chi ha vissuto o sta vivendo il suo personale calvario perché il nostro scopo non è denigrarli o usarli come spauracchio.
Al contrario vogliamo prendere ciò che hanno vissuto ad esempio perché davvero in futuro chi varcherà le porte di un’aula per essere giudicato possa sentirsi alla pari di chi l’accusa.
Lo ripetiamo quindi con decisione! FATE VOTARE I DETENUTI!

