Abbiamo visto il video di Barbero sulla riforma della giustizia. Mettiamolo subito in chiaro: non è una lezione, non è storia, non è diritto. È propaganda politica, ben confezionata e coperta dall’aura dell’accademico famoso.
Quello che si nota subito è che Barabero non abbia mai partecipato ad un processo penale.
Noi che, purtroppo, abbiamo qualche esperienza in merito, abbiamo deciso di analizzare il suo intervento schematizzandolo in pochi punti:
1. “Sono uno storico e un uomo di sinistra, quindi voterò No”
Perfetto. Fine della discussione sulla neutralità. Chi parla da militante non può travestirsi da arbitro. Qui lo storico non analizza: milita.
2. “La separazione delle carriere di fatto esiste già”
No. È semplicemente falso. Le carriere sono unificate in tutto: concorso, ordine, CSM, valutazioni, avanzamenti. Ripetere una falsità non la rende vera.
Il giudice che decide su una richiesta del PM sa che l’accusa, la dirigenza e l’organo valutatore appartengono allo stesso sistema. È un grave difetto strutturale di terzietà.
Ed è proprio questa subalternità sistemica che si riflette in modo evidente nelle fasi preliminari del procedimento, dove i dati dimostrano che i PM ottengono pressoché sempre ciò che chiedono a GIP e GUP, segno di un equilibrio che oggi è tutt’altro che paritario.
Alcuni esempi pratici li abbiamo vissuti sulla nostra pelle nel 2013, con il GIP che nell’inchiesta contro di noi avallò qualsiasi tesi del PM, anche le più blislacche. Dalla banda armata (senza armi) alla sede dei comunisti eletta come rappresentanza istituzionale. Oppure nei recenti avvenimenti processuali dove, per il PM, con l’avallo del GIP e del GUP, la “discriminante su base nazionale” come è scritto nella norma, è divenuta discriminante “nazionalista”, per poter essere applicata in casi di reati contro persone di nazionalità italiana.
3. “Il cambio di ruolo è limitato”
È un diversivo. Il problema non è il cambio di ruolo, ma il sistema chiuso in cui PM e giudici crescono insieme, si valutano insieme e rispondono agli stessi equilibri di potere. La terzietà è compromessa per struttura, non per complotto.
Nel 2024 i cittadini arrestati ingiustamente sono stati 532 e le denunce nei confronti di magistrati 1715.
Di questi solo 90 sono stati valutati e solo 24 sono stati sanzionati con blande sanzioni disciplinari dal CSM che esprime il 98% di valutazioni positive. Siamo a livelli bulgari.
Questo succede quando a giudicare il lavoro dei PM sono gli stessi colleghi. Un sistema che si autoassolve, che non paga, anche per errori gravi che hanno effetti devastanti.
4. “La riforma distrugge il CSM”
Retorica da fine del mondo. Il CSM non viene distrutto, viene messo in discussione dopo scandali, correnti e lottizzazioni. Difenderlo così com’è, significa difendere un fallimento.
5. “Con la riforma si torna al fascismo”
Questa è una classica reductio ad Hitlerum.
Il Fascismo usato come manganello morale.
Tirare fuori il Fascismo è il trucco più vecchio del repertorio. Durante il Fascismo le carriere erano unificate, come oggi.
Quindi gridare che “si ritorna al Fascismo” non è solo fuorviante, è assurdo.
Ma il Fascismo è nero e il nero, si sa, sta bene su tutto.
6. “Il CSM garantisce l’indipendenza”
Sulla carta, forse. Nella realtà è un organo autoreferenziale, politicizzato, con sanzioni disciplinari ridicole a fronte di migliaia di errori. L’indipendenza proclamata serve solo a coprire l’irresponsabilità.
7. “Due CSM indeboliscono la magistratura”
Assurdo. Separare chi accusa da chi giudica rafforza le garanzie. Sostenere il contrario è un insulto alla logica prima ancora che al diritto.
8. “Il sorteggio è una follia”
No, è disinfestazione. Serve a spezzare il potere delle correnti che oggi decidono carriere e nomine. Chi difende lo status quo difende le cordate.
9. “Aumenta il peso della politica”
Bugia. Il peso della politica resta quello costituzionale. Quello che cala è il potere delle oligarchie interne. Ed è esattamente questo il punto.
10. “Il governo darà ordini ai giudici”
Paura pura, zero diritti. Nessuna norma lo consente. È terrorismo verbale per spaventare chi non legge i testi.
In conclusione il video di Barbero non informa, orienta. Non spiega, arringa. È un comizio politico, coperto da una toga accademica. Difendere un sistema screditato in nome della Costituzione non è difendere la democrazia, è difendere chi oggi detiene il potere senza controlli.

