Marisa Laurito e il Referendum: Il teatro della giustizia

Di Tony Fabrizio

(Scena: Marisa guadagna il proscenio agitando un ventaglio colorato, con una parrucca vaporosa e una collana di peperoncini grandi come melanzane. Si siede su una poltrona di velluto rosso.)

“Uè, tesoro! Ma dico io… ma avete visto che confusione? Mi chiamano i giornalisti, mi chiamano i politici… ‘Marisa, ma tu cosa voti?’. E io rispondo: ‘Guagliù, io voto NO!’.”

1. La Giustizia è come un Ragù

“Perché, vedete, la giustizia in Italia è come il ragù: deve cuocere piano, deve pappuliare. Se tu arrivi col referendum e vuoi cambiare i decreti, le leggi, le carriere… è come se volessi cuocere il ragù nel microonde! Ma che schifezza esce fuori? Viene una cosa sciapita, senza sentimento. Io dico NO perché la magistratura deve essere verace, deve avere i suoi tempi, come quando aspetti che la melanzana spurghi l’amaro.”

2. La Separazione delle Carriere?

“Poi sento parlare di questa ‘separazione delle carriere’. Ma scusate, ma perché dobbiamo dividere le persone? Io sono per l’accoglienza! Se il giudice e il PM vogliono andare a mangiarsi una pizza insieme dopo il processo, ma lasciateli fare! Che male c’è? Se li separiamo, quelli poi diventano tristi, soffrono di solitudine e poi chi ci va di mezzo? L’imputato! Un giudice depresso ti dà l’ergastolo pure se hai solo rubato un babà.”

Il Marisapensiero: “In tribunale ci vuole armonia, non ci vogliono le barricate. Se dividiamo le carriere, finisce che in tribunale non si parlano più e per passarsi un fascicolo devono mandarsi le raccomandate A/R. Già ci mettono dieci anni per una causa di condominio, così arriviamo direttamente al Giudizio Universale! È tutta questione di tempo. Che è vita. La sapete la differenza tra attimo e minuto? In Italia, un processo deve durare ‘un attimo’, che però è un’unità di misura filosofica. Se facciamo i processi veloci, la gente non ha il tempo di pentirsi! II NO serve a mantenere la suspense. È come una fiction: se scopri l’assassino alla prima puntata, la Rai poi cosa manda in onda?”.

3. La Custodia Cautelare

“E poi, vogliamo parlare della custodia cautelare? Dicono che non si deve chiudere la gente dentro prima della sentenza. Ma io dico: se uno è sospettato, ma teniamolo un po’ al fresco, no? È come quando metti l’impasto della pizza a riposare. Se lo lasci fuori, lievita troppo e fa danno. Un po’ di sana attesa non ha mai ucciso nessuno, basta che in cella gli portino un po’ di parmigiana fatta bene.” 

Il Verdetto Finale

“Insomma, guagliù, io voto NO perché sono una donna tradizionale. Mi piacciono le cose che durano, le cause che iniziano quando sei giovane e finiscono quando i tuoi nipoti sono già nonni. È il fascino del mistero italiano! Se rendiamo la giustizia veloce e precisa, poi di che cosa parliamo dal parrucchiere? Di cosa scrivono i giornali? Diventiamo la Svizzera… e io a Berna non ci voglio vivere, lì la mozzarella sa di gomma per cancellare!”

“Votate NO, fatelo per la lentezza, fatelo per il folklore, fatelo per Marisa! Non sono riuscita con lo scudetto del Napoli, anzi con ben due scudetti, ma prometto sul clarinetto di Renzo Arbore che se vince il NO a Piazza del Plebiscito faccio lo spogliarello!”.

Questo è – nel vero senso della parola – uno spettacolo, seppur immaginato, ma non tanto lontano dalla realtà. L’avete vista Marisona nazionale e popolare leggere il copione sul referendum, dopo che il comitato per il NO ha deciso di precettare persino lei? Credevate archiviato definitivamente il tempo tanto odiato e criticato di nani&ballerine? Beh, vi sbagliate di grosso. Non si recita a soggetto, anzi, magari fosse tutta una finzione. A partire dalla giustizia che, come il babà che cantava Marisa, è una cosa seria.

Un commento

  1. Ahahaah tutto verissimo anche se rispondesse davvero a domande simili, uscirebbe materiale ancora più becero di questa intervista verosimile

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