IL SORRISO DI TRUMP E IL CULO DI SYDNEY

Di Palmentano Napoletano


Le immagini rimbalzano da giorni su tutti i media mondiali.
Sembra quasi la scena di un film comico.
Il nuovissimo sindaco di New York è fermo in piedi come uno scolaretto accanto al POTUS, che, alla sua scrivania appare dominare il centro della scena.
È l’esotico sindaco musulmano della “Grande Mela”, quello che piace tanto a tutti i democratici inclusivi ed esterofili e soprattutto alla sinistra nostrana che, incapace di farsi interprete di alcun sentimento e rivendicazione della popolazione italiana, non avendo vittorie proprie da festeggiare, cerca di arrampicarsi sul carro altrui.
All’improvviso la voce fuori campo di una giornalista interviene con una domanda provocatoria:”mr. Mamdani, lei ha definito il Presidente un fascista, conferma questa opinione?”
Mamdani cerca di rispondere, l’imbarazzo è evidente, tenta una risposta diplomatica, equilibrata, ma non ne ha nemmeno il tempo.
Il Presidente Trump lo interrompe con un semplice gesto:”di pure di sì, è più semplice, A ME NON INTERESSA”.
Quel sorriso beffardo di Trump ricorda perfettamente lo sguardo sbeffeggiante di Sydney Sweeney, ormai diventato un fortunato meme, mentre la giornalista radical chic di turno tentava di imporle le scuse per la pubblicità dell’American Eagle in cui si scherza sull’assonanza fra i suoi jeans e la sua (meravigliosa n.d.A.) genetica.
Due sorrisi beffardi che in un attimo hanno smontato la retorica pietosa, debole e noiosa del mondo woke che ha contraddistinto gli ultimi anni del mondo dei media.
Nessuna scusa, nessuna precisazione, niente cenere cosparsa sul capo, soltanto un ghigno ironico.
Quei sorrisi sono l’evidente segnale di un cambiamento dei tempi, ma, per noi, sono un monito anche alla destra nostrana, sempre pronta a giustificarsi, scusarsi e in definitiva inginocchiarsi ad ogni rimostranza dell’opposizione.


Invece di cercare giustificazioni per una fiamma ancora presente in un simbolo o commissariare sezioni giovanili per qualche coro goliardico con quell’atteggiamento vittimistico di chi ha, per troppo tempo, interiorizzato un inutile senso di colpa riteniamo sarebbe certo più proficuo riscoprire la postura gagliarda e irriverente di chi “SE NE FREGA”.

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