Sannazzaro, l’incendio della politica: se per ripartire serve sempre la spinta di Roma

L’incendio che ha colpito il Teatro Sannazzaro è stato l’ennesimo banco di prova per una città che vive troppo spesso di emergenze. 

E puntuale è arrivata la liturgia istituzionale: solidarietà, promesse, dichiarazioni solenni. 

Il sindaco Gaetano Manfredi immediatamente si è impegnato nella solita retorica istituzionale d’occasione assicurando che tutto tornerà come prima. La Politica, però, quella con la P maiuscola è arte nobile e non può certo ridursi a un mero esercizio retorico.

La verità vera è che le risorse economiche decisive non arrivano da Palazzo San Giacomo ma sono già state impegnate e promesse dal Governo guidato da Giorgia Meloni, con una telefonata del Ministro della Cultura Alessandro Giuli che ha garantito un intervento importante.

Ancora una volta Napoli viene sostenuta dallo Stato centrale. Ancora una volta il sindaco incassa, commenta, rilancia mediaticamente.

Ed è qui che il nodo politico diventa evidente. Manfredi ama evocare grandi scenari: America’s Cup, Bagnoli, risanamento dei conti, rigenerazione urbana di interi quartieri… Insomma, si “sciacqua la bocca” con opere e progetti che hanno radici in finanziamenti nazionali, in decisioni governative, in strategie che superano il Comune. 

Anche sulla rigenerazione di aree simbolo come Scampia e le Vele di Scampia, mortificate da cinquant’anni di gestione politica della stessa area culturale che oggi pretende di ergersi a guida morale, il Sindaco si presenta come il protagonista del cambia-mento. Ma dov’era tutta questa capacità risolutiva quando quei quartieri venivano abbandonati per decenni?

La sensazione è che Manfredi eserciti una politica di rendita: incassa fondi, cavalca interventi decisi altrove, costruisce una narrazione da statista, mentre la città reale continua a fare i conti con fragilità strutturali. Quando non c’è da inaugurare, promettere o comparire accanto al Ministro di turno, la presenza si affievolisce. Quando non ci sono miliardi da annunciare, il tono si abbassa.

Napoli non ha bisogno di un sindaco fortunato perché sostenuto dal Governo di turno. Ha bisogno di un sindaco capace di autonomia, di visione, di responsabilità diretta. Di qualcuno che non confonda la solidarietà con la propaganda e che non trasformi ogni emergenza in una passerella.

Governare non significa farsi trovare pronti per la foto accanto al Ministro di turno. Significa avere autonomia finanziaria e progettuale, visione politica indipendente, responsabilità diretta sui fallimenti, non solo sui successi finanziati da altri.

Finché la politica resterà un racconto di “grandi opere” pagate da Roma, Napoli resterà una città in ostaggio delle emergenze, dove un incendio in un teatro diventa l’ennesima passerella per chi ha dimenticato che amministrare significa rispondere, ogni giorno, alla strada e non ai palazzi del potere centrale.

Perché governare non è raccontarsi, ma rispondere, ogni giorno, alla città.

Tony Fabrizio

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