
“L’11 novembre 1961, a Kindu, nell’allora Congo belga, tredici aviatori italiani del 46º Reparto Trasporti Aerei dell’Aeronautica Militare, impegnati in una missione di pace sotto l’egida dell’ONU, furono catturati e barbaramente uccisi da milizie congoles a soldo del Congo Stanleyville, una repubblica socialista separatista congolese, alleata dell’Unione Sovietica.
Disarmati, si erano recati sul posto per portare rifornimenti e assistenza umanitaria.
La loro uccisione, avvenuta in un clima di violenza e confusione politica, scosse profondamente l’Italia e il mondo intero.
I loro nomi restano incisi nella memoria nazionale come esempio di dedizione, coraggio e servizio alla Patria anche lontano dai confini.
Vergognosa poi la presa di posizione della stampa di sinistra italiana, ne esempio l’articolo di Pieraccini sull’Avanti! esortava a «respingere la cinica manovra reazionaria che già si sviluppa nel tentativo di sfruttare le vittime della tragedia […] per riabilitare in qualche modo il colonialismo, per rifiutare l’indipendenza ai popoli coloniali».
Uccisi perchè europei, ed occidentali.
Se lo ricordino i loro conterranei sempre pronti a chiedere scusa “
